PERCHÉ LE PERSONE PARLANO AD ALTA VOCE AL TELEFONO?





È capitato a tutti.
Ad alcuni capita ogni santo giorno. 

Perché le persone si ostinano a parlare ad alta voce quando sono in pubblico?

La risposta più ovvia è la maleducazione, ma c'è dell'altro. 

In prima istanza, il telefono induce le persone a credere che la conversazione tra due sia qualcosa di privato, come si stesse seduti al tavolino di un bar. Il cervello, quindi, esclude l'ambiente circostante, traendo in inganno l'interlocutore che si sente libero di parlare al volume che preferisce. 

Non essendoci feedback di tipo visivo (Non si è realmente seduti al tavolino di un bar, non ci si guarda negli occhi, non si vedono le espressioni della controparte), l'interlocutore è spinto ad alzare il proprio tono di voce per essere certo di essere stato sentito e compreso. 

Ciò non fosse, la mancanza di empatia, sempre più comune nella società moderna, spinge le persone a non considerare minimamente l'esistenza stessa dei presenti. "Faccio quello che voglio" batte il fatto che ciascuno dei presenti possa aver pagato il biglietto, possa aver avuto una giornata pesante, possa aver diritto di esistere, senza dover necessariamente partecipare alla vita di chi telefona. 

A volte, questo genere di egoismo è spinto dall'irresistibile impulso di farsi notare.
Al pari dei bambini, che fanno i capricci e urlano senza un valido motivo se non la ricerca dell'attenzione altrui, così alcuni adulti, costringono i presenti ad ascoltare le proprie telefonate, magari in vivavoce, allo scopo di farsi notare e, magari, captare negli occhi degli astanti, un motto di approvazione, solidarietà o anche disappunto. "Dico bene?" Un sì o un no sono egualmente accettati.
Tutti, chi più chi meno, sentiamo il bisogno di conferme e di essere validati. 

PERCHÈ LE TELEFONATE ALTRUI CI DANNO TANTO FASTIDIO?

Per prima cosa, il nostro cervello viene distratto dalla telefonata e riportarlo ai pensieri originari è davvero complicato. 
Inoltre, che noi lo si desideri o meno, si trova a riempire i buchi della conversazione in corso. 
Noi sentiamo una parte della conversazione, ma non sappiamo cosa dive chi si trova all'altro capo del telefono, quindi ci viene spontaneo tentare di mettere insieme i pezzi del puzzle. 
Non importa cosa stiate facendo. Potreste giocare a Candy Crush, leggere un libro, essere assorti nei vostri pensieri, il vostro cervello sarà comunque attirato dalla conversazione e voi non riuscirete a rimetterlo in riga tanto facilmente. 

Sono invasive. Sono una costrizione e ci impongono una scelta che non vorremmo fare: quella di intervenire per chiedere cortesemente di abbassare il volume, con l'ovvia probabilità di un rifiuto o di un attacco. 
Coloro che rispondono male, che sostengono di avere il diritto di fare quella telefonata a quel volume o che addirittura vi accusano di non farvi i fatti vostri e di origliare, godono di un egoismo ed egocentrismo talmente elevato, da non rendersi minimamente conto di essere in torto.
Vi stanno gridando contro che loro hanno il diritto di disturbare il prossimo, di fargli saltare i nervi e di fare della vita degli altri quello che più gli aggrada. Non combattetele. Si tratta di una battaglia persa in partenza. Non vi basterebbe il tempo di un viaggio sull'autobus per curare un tale livello di ignoranza verso il prossimo, la società e il personale ruolo nella medesima.

In caso decidessimo di non agire, ma subire passivamente, ritorceremmo il nostro rancore verso la nostra stessa debolezza.
Si tratta di una frustrazione per una cosa piccolissima, che ci potrebbe essere evitata, se solo la persona al telefono si rendesse conto ... 


... ma o non se ne rende conto, o vi sta indirettamente dicendo che non contate nulla per lei, che la vostra esistenza non ha alcun peso sulla sua e che ciò che desiderate è totalmente irrilevante. 
Questo aumenta la vostra frustrazione, perché sebbene sia logico capire che non contiamo nulla per il nostro prossimo estraneo, il nostro cervello reagisce male al fatto che ce lo si sbatta in faccia tanto candidamente. 

TEORIA PERSONALE
Io prendo l'autobus quasi ogni giorno e c'è una cosa che mi intristisce, forse più di tutte quelle già citate.
Le persone non sono capaci di stare da sole. 
Hanno bisogno di una distrazione costante. Persino un breve tragitto di 10 minuti sull'autobus diventa un peso impossibile da sostenere, se fatto in silenzio, guardando fuori dal finestrino. 
Bisogna giocare col cellulare, mandare messaggi, telefonare, fare rumore per riempire quel vuoto straziante. 
Mentre stiamo camminando in città, siamo impegnati a muoverci, ad andare dal luogo A al luogo B, siamo concentrati e responsabili di ciò che stiamo facendo. 
Sull'autobus, la responsabilità viene meno ed è il conducente a prendere le decisioni per noi. 
Lasciati in balia di noi stessi, anche solo per pochi minuti, ci sentiamo spinti a riempire lo spazio che rimane vuoto e, l'urgenza di non restare da soli con noi stessi è tale, che non importa il tono di voce o il volume della musica o del giochino.
"Muoia Sansone con tutti i Filistei" si traduce in "Se devo dare sui nervi a te, piuttosto che restare da sola con me stessa, sia!"

Se posso darvi un consiglio, provate a focalizzare il vostro pensiero sul vuoto che queste persone provano e, invece di aggredirle, compatitele in silenzio. Siate lieti di aver lavorato su voi stessi e che il silenzio non sia più un insopportabile nemico. Poi, se proprio non riuscite più a leggere il vostro libro o a seguire i vostri pensieri, guardate fuori dal finestrino e godetevi il viaggio, fino al vostro prossimo, meritato, momento di silenzio. 

Se posso dare un consiglio a coloro che non resistono dal fare rumore e che ignorano le vite degli altri passeggeri, vorrei ricordare che, sebbene l'illusione sia notevole e pare che l'autobus si guidi da solo, c'è un essere umano al volante, responsabile delle vostre stesse vite e che la garanzia rimanga concentrato su ciò che sta facendo (Portarvi incolumi a destinazione) dipende anche da voi. 




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